EDIZIONE ZERO del 12/02/2019

 

 

Attualità

(Sezione dedicata all’argomentazione di temi d’ogni genere, che spaziano dalla nostra piccola famiglia marconiana alla società nella quale siamo immersi)

 

Società di massa: lo stereotipo sopprime l’individuo

Risultati immagini per bullismo

Osservando coloro dai quali si è circondati basta poco per rendersi conto degli stereotipi di ragazzi e ragazze che dominano la scena sociale. La cosiddetta “Norcineria”, luogo d’incontro dei ragazzi più noti di Bari, di chi vorrebbe diventarlo o di chi si crede tale, è un ambiente nel quale esistono formalmente delle regole che determinano le modalità di comportamento da seguire per farne parte.

Sono regole che fondamentalmente privano il singolo della propria individualità, costringendolo a seguire le mode mondiali o italiane. Oppure obbligandolo ad acquisire un atteggiamento di superiorità nei confronti di coloro che non fanno parte del gruppo, solo per averne l’approvazione, forzandolo talvolta a compiere azioni che si è sempre ripromesso di non fare.

Questa nostra società è ormai improntata sull’omologazione, volta a sfornare cervelli indirizzati verso un unico obiettivo, come se le giovani menti fossero un oggetto da produrre in serie.

C’è chi comprende questo e decide di allontanarsi dai più, edificando il proprio essere su fondamenta innovative o differenti, facendo emergere le proprie passioni, condividendole con il mondo o con la realtà in cui si vive.
Basti pensare a tutte le band e i cantanti emergenti sul territorio barese, che attraverso le loro canzoni cercano di trasmettere alla gente messaggi importanti, mostrando esplicitamente quel che sono.

Nel mentre il resto continua la marcia verso la standardizzazione, in fila indiana, diventando loro stessi le fondamenta di una società dominata da poche menti potenti. L’aspetto più inquietante è che tali persone non sono consapevoli della loro reale condizione e ritengono, invece, di essere parte di un gruppo in cui vedono rispecchiate le proprie idee. Ma queste sono realmente frutto di una loro riflessione?

Immagine correlataDi fatto, le loro idee risultano essere state indotte da coloro che governano la mentalità del ceto medio, per un semplice tornaconto personale. E tutto questo vale realmente anche una sola vita umana? Come poter metter a confronto il benessere di pochi con il malessere di tanti e con il falso benestare di una molto più vasta fetta della popolazione?

Non si parla di un malessere fisico, correlato alla condizione economica od a qualsiasi altro aspetto legato alla propria condizione di classe, ma di un malessere psicologico, legato all’esclusione dalla società stessa in cui si vive, che cataloga coloro che si diversificano dalla massa come strani, e non nell’accezione positiva del termine, e talvolta anche mostri.

Ebbene, chi trova la forza di uscire dalle righe, deve anche trovare la forza di edificarsi autonomamente, tenendo conto delle scorribande di coloro che si rifugiano tra la folla, i quali pensano che tale comportamento sia caratteristica di una persona forte, matura, unificatrice delle masse sotto il suo pensiero, persuadendosi di essere il leader della micro-società di cui è membro. È un continuo ciclo di distruzione e ricostruzione dell’io.

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Foto di Antonella Diacono

Non serve pensare in grande o cercare notizie di città lontane per trovare esempi che rappresentano perfettamente questa assurda ma così drammatica e reale situazione.

Pochi conoscono il nome Antonella Diacono, ma sicuramente tutti sono a conoscenza del fatto che durante la fine del 2017 una ragazza di quasi quattordici anni abbia fatto un salto nel vuoto, ponendo fine alla sua vita. La prima cosa che sorge spontanea alla mente è chiedersi il come o il perché una così giovane anima abbia mai potuto prendere una decisione così improbabile.

Innanzitutto, per arrivare a comprendere il motivo di questo gesto è necessario comprendere che Antonella non era assolutamente una semplice ragazzina, lei aveva già capito tutto nonostante la sua tenera età, come aveva fatto Rosso Malpelo, protagonista dell’omonimo racconto di G. Verga: un piccolo ragazzino dai capelli rossi costretto a lavorare in miniera, dopo la morte del padre. Malpelo, fin da piccolo, fu trattato come una bestia, come un capro espiatorio per l’avvenimento di episodi disastrosi, solamente per il colore dei suoi capelli. Passò tutta la sua vita pensando di essere un mostro, perché, in conclusione, se nasci con la consapevolezza del fatto che per la società sei sbagliato, è impossibile che la visione di te stesso sia differente da quella di coloro dal quale sei circondato. Questo Antonella lo aveva capito benissimo, proprio lei scrisse:

Se tutti ti dicono fin da piccola che sei un mostro finisci con il diventarlo”.

La storia di Antonella, infatti, non risulta essere così differente rispetto a quella di Rosso Malpelo. Per la società lei era orribile, egoista, brutta, poco atletica, idiota, pigra, antipatica e falsa. Descritta in questa maniera chiunque avrebbe potuto pensare che lei fosse realmente un mostro, ma chi l’ha conosciuta realmente sa che gli unici due aggettivi corretti, tra quelli enunciati antecedentemente sono pigra e poco atletica.

Il mondo ha dipinto di lei aspetti inesistenti per colmare immediatamente quei vuoti dettati dalla sua iniziale introversione. Ma dentro quelle impotenti mura si nascondeva una delle persone più strabilianti che il genere umano avrebbe mai potuto offrire, il quale, però, è stato così inaccorto e insensibile da spingere quest’anima pura a macchiarsi del proprio sangue.

Antonella aveva un’elevata sensibilità ed empatia per chiunque e per qualunque cosa. Il padre, nella lettera scritta il giorno in cui Antonella avrebbe compiuto quattordici anni, racconta:

Era attenta a chi stava male, nell’ultimo saggio di teatro ha semplicemente regalato il suo bouquet di fiori alla sua amica che non ne aveva avuto nessuno. Così, senza aspettarsi nulla in cambio.

Un gesto che smentisce da solo le brutture che le venivano attribuite.

Ha sempre percorso la sua strada e non s’è lasciata trascinare dal mondo e dalla sua frenesia. Non ha mai nascosto la sua vera natura ma s’è sempre mostrata senza filtri a chiunque incontrasse, timida ma sempre sé stessa. Sembrava essere incurante delle pugnalate inflitte nella schiena, all’altezza del cuore, da coloro che riteneva amici. Tutto ciò le fa onore, perché quasi nessuno avrebbe avuto il coraggio di lasciare il viso e le spalle scoperte in un mondo dove ognuno rimane con le spalle al muro cambiando maschera ogni volta che cambia stanza.
S’è mostrata forte affrontando tutto ciò, ma la debolezza l’ha colpita quando ha deciso di affrontare tutto questo da sola, mostrandosi sorridente e mai cupa quanto il suo cuore.

Il padre di Antonella, come i genitori di molti altri ragazzi, si è domandato il perché sua figlia abbia deciso di tener nascosto questo morbo alle poche ed uniche persone che realmente l’amavano. La risposta a questa domanda può sembrare la più insensata ma è la verità, la quale, però, fa ancor più male del rimanere nell’ignoto. Il motivo per cui Antonella, io e molti altri ragazzi, che si sentono alienati da questa società, ha deciso di nascondere il tormento interiore, soprattutto ai propri genitori, è la convinzione che l’unico alleato, ma anche rivale, sia il tempo, e che nessun altro possa, attraverso il proprio sostegno comportare un netto miglioramento della sua condizione. Questo l’ha portata ad evitare di rendere partecipi del suo malessere coloro che l’hanno amata, i quali, però, anche se in maniera impercettibile, sono riusciti a cogliere quello che voleva nascondere. Nonostante la consapevolezza del significato di questa affermazione:

Non nascondere il dolore a chi ti è vicino, perché non sarai il solo a cadere nell’oblio
(cit. @inchiostrodellanima*1),

lei testarda, a testa alta, ha continuato a recitare in un ruolo completamente opposto alla sua reale condizione, mentendo al mondo, mentre ripeteva inesorabilmente a sé stessa che il tempo è lenitivo.

Si è affidata ad un futuro ignoto, auspicando che, dopo aver attraversato la coltre di nebbia inondante la sua strada, le si prospettasse una migliore condizione di quei pochi metri che riusciva a scorgere nello sfondo grigio, privo di raggi solari.
Sognava un mondo in grado di cogliere le sue qualità, coltivarle e metterle a frutto, rendendo l’esile ramoscello rinsecchito che era, in un albero dal solido tronco e dalla folta chioma, dispensatore di pace.
Rincorreva quella porta di luce alla fine della buia galleria, colma di fantasmi e spettri, di mostri dentro gli armadi, di licantropi dai denti affilati, dalla cupidigia delle lupe, dalla superbia dei leoni e dalla lussuria delle lonze. Li ha affrontati con i suoi supereroi preferiti, fino all’estremo delle forze, non ha mai chinato la testa.

Ma questa lotta continua l’ha stremata. Le sue urla erano solamente sordi richiami per il mondo esterno ma un eco tagliente nell’oscura semiluna, che era la sua anima frastagliata.
Alla fine ha ceduto. Non è riuscita a sconfiggere il male che l’è stato iniettato ed è stata sopraffatta. È stata costretta a spingersi laddove non sarebbe mai dovuta salire, sporcando per l’ultima volta la sua anima di rosso.

Antonella non è stata l’unica ragazza che ha deciso di percorrere il sentiero più veloce, e purtroppo non sarà l’ultima. Ci sono migliaia di ragazzi che quotidianamente convivono con la consapevolezza di essere sbagliati e immeritevoli di esser parte di questo mondo, quando in realtà dovrebbero essere i primi a ricevere il meglio che la società può offrire. Per tutti quelli che avvertono questo senso di insofferenza perenne ed implacabile, non pensate di essere incompresi da tutti, non pensate di essere gli unici, “non siete i soli!”.

note: 1.nome della pagina Instagram dedicata alla prosa e alla poesia inedita di Andrea Epicoco

Andrea Epicoco

 

Quando la satira fa male

Tutti i ragazzi di questa generazione (anche detti “Z generation”) passano su Internet e sui social gran parte della loro giornata. La maggior parte del materiale che i ragazzi visionano su Internet sono i video divertenti e i cosiddetti “memes”. Questi, come tutti noi sappiamo, non sono altro che immagini o video che ritraggono persone in azioni o pose divertenti, spesso insieme ad una didascalia che rende ancora più comico il tutto, e si diffondono in maniera virale grazie alle condivisioni, arrivando praticamente a tutti.

Ma ci siamo mai chiesti chi siano i soggetti dei video e delle foto che ogni giorno ci fanno “piegare in due” dalle risate?

Spesso queste persone vengono riprese e messe online a loro insaputa, dando loro una fama enorme, seppur non desiderata. Gli interessati vedono la loro vita cambiare apparentemente in meglio, e vivono bene questa inaspettata fama, in alcuni casi anche guadagnandoci soldi. Tuttavia questo non accade sempre. Ci sono persone che, dopo essere diventate lo zimbello di mezza nazione, vivono letteralmente una vita d’inferno a causa delle continue attenzioni di perfetti sconosciuti.

Le vittime si chiudono in loro stesse, al punto di non riuscire ad avere una relazione, uscire di casa ed avere la vita normale che avevano prima, che diventa un lontano ricordo. In alcuni casi le persone interessate sono arrivate a togliersi la vita, per un semplice video che era destinato a rimanere nel privato.

Tutti noi siamo tristemente a conoscenza del caso di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana che qualche anno fa registrò dei video intimi e molto provocatori, inviati a ragazzi con cui aveva delle relazioni virtuali. I video furono poi pubblicati da uno di questi e diventarono da subito virali, anche a causa di meme e parodie su YouTube. Per questo cercò di cambiare identità e di ricostruirsi una vita da zero. Però, fallì in questo suo tentativo e l’alone di maligne opinioni, addensato intorno alla sua vita, l’ha indotta a porre fine alla sua vita. Una tragedia che poteva essere evitata con un semplice “click” in meno.

Altro caso storico, ma con risvolti molto meno drammatici, è quello di Germano Mosconi, il famosissimo “ bestemmiatore seriale” di cui tutti noi abbiamo sentito parlare. Mosconi, ormai morto da diversi anni, faceva il giornalista per una tv veneta. Nei primi anni duemila, al termine della sua carriera, vennero diffusi video in cui bestemmiava e imprecava nei modi più creativi nei fuori-onda. Germano venne conosciuto per la prima volta dalla nuova generazione grazie a questi video remix su Youtube, e la sua immagine ne fu rovinata, passando da normale giornalista a “irrispettoso bestemmiatore satanista”. Egli affermò che era molto dispiaciuto di essere conosciuto dalla nuova generazione solo per i suoi fuori-onda e non per le sue vere capacità. Cosa dovremmo imparare da questi esempi?

Da responsabile della rubrica satirica di questo giornalino, vi invito a riflettere: siete sicuri che tutto quello che vediamo di divertente ogni giorno, sia innocuo per tutti? Le cose che condividiamo con gli amici in maniera del tutto innocente e scherzosa, sono veramente ciò che pensiamo o c’è qualcosa dietro?

L’obbiettivo non è farvi sentire in colpa ogni volta che posterete questo tipo di contenuti, ma di farvi aprire gli occhi, di comprendere ciò che vedete in giro per la rete, perché un semplice “click” o invio di qualcosa di sbagliato possono cambiare completamente la vita di qualcuno.

Francesco Bernardi

 

Bullismo e Cyberbullismo

Iniziamo con lo spiegare cosa significhino i due termini e qual è la differenza tra i due: il bullismo, che oramai ci portiamo avanti da fin troppo tempo, è il classico modo di atteggiarsi di alcune persone verso gli altri, ritenuti più deboli. I cosiddetti “bulli” diventano spesso tali per questioni tipicamente familiari o, ancor peggio, perché bullizzati a loro volta. Il cyberbullismo è invece un’evoluzione più tecnologica del bullismo tradizionale che spesso si avvale dei social media e non fa altro che insultare e diffamare pubblicamente la vittima.

I problemi familiari dei bulli precedentemente citati possono essere ad esempio maltrattamenti da parte dei genitori, o la separazione degli stessi che, a causa di ciò,non danno abbastanza attenzioni ai loro figli. Questi trovano così rifugio nei cattivi atteggiamenti verso altri coetanei o addirittura più piccoli.

Il cyberbullismo è ad oggi ben più grave del bullismo tradizionale in quanto basti pensare piattaforme come Facebook sono usate da circa un quarto della popolazione mondiale. Essendo il tuo profilo aperto e visibile da tutti, chiunque può vedere una foto o un post diffamatorio caricato sulla note rete di social. Da essere conosciuto da una stretta cerchia di persone, il fatto diventa di dominio pubblico e viene messo davanti al giudizio di migliaia di persone.

Per le vittime non posso che consigliare di parlarne con qualcuno di fidato e vicino, come genitori o nel caso di bullismo intrascolastico, si può far riferimento agli insegnanti. Il dialogo può sembrare inutile, ma il supporto emotivo è fondamentale per una persona vittima di bullismo. Inoltre parlarne con persone con più esperienza, può permettere di trovare una conclusione. Nei casi peggiori si può arrivare addirittura a sporgere denuncia alle autorità competenti. che oltre a soccorrere il maltrattato, possono aiutare anche il b”bullo”, individuando possibili cause e problemi alla base del suo atteggiamento, prevedendo così altri casi di bullismo.

Walter Milella

 

In viaggio, per non dimenticare…

Il “Treno della memoria” è un progetto che va avanti da ormai 15 anni, disponibile a tutti gli studenti del triennio e a tutti gli insegnanti delle scuole Pugliesi.

Il viaggio ha una durata complessiva di 9 giorni; durante i primi due si alloggia in una delle varie città tappa tra Praga, Budapest e dal 2019 anche Berlino. Nei restanti giorni si alloggia a Cracovia. L’iniziativa mira a difendere la memoria degli orrori accaduti durante il nazismo, ripercorrendo i passi della gente vissuta in quel periodo, dal tedesco all’ebreo.

Infine il progetto prevede la visita di due campi di concentramento ad Auschwitz: Auschwitz I, dove è locato il famoso cancello con la scritta “Arbeit Macht Freit” (il lavoro rende liberi) ed Auschwitz II – Birkenau. Nel corso del viaggio si ha la possibilità di visitare le varie città tappa sia autonomamente durante il tempo libero, sia accompagnati da guide, che spiegano la storia delle città e il significato dietro i vari monumenti.

Durante l’itinerario si fa visita anche ad importantissimi luoghi della seconda guerra mondiale come ad esempio la fabbrica di Oskar Schindler, il quale salvò più di 1.100 ebrei dalle persecuzioni assumendoli nella sua fabbrica. C’è la possibilità di partecipare a delle conferenze durante le quali verranno chiamate a parlare delle persone che hanno vissuto la guerra in prima persona, ad esempio partigiani, ex-soldati ma anche persone che hanno visto con i loro occhi l’orrore dei campi di concentramento.

In conclusione, basandomi sull’esperienza vissuta, posso affermare che quella del treno della memoria sia un’esperienza aperta a tutti ma “sopportabile” da pochi. Lo stomaco dei partecipanti è messo a dura prova, le emozioni sono molto forti. Non tutti sarebbero in grado di sopportare un’esperienza simile, che ti segna come studente, ma ancor prima come persona.

Davide Grazioso

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Cultura

(Sezione è dedicata a tutti coloro che hanno un talento nascosto ma che non hanno la fortuna, come tanti altri, di farsi conoscere al pubblico. Qui potrete mostrarvi per ciò che siete, potrete mostrare quello che nascondete da tempo o che non siete mai riusciti a mostrare veramente. Ogni marconiano ed ex marconiano potrà condividere la propria cultura, d’ogni genere, con tutta la sua famiglia e con chiunque giungerà su questa rubrica culturale)

 

Mostri

Viviamo in una società nella quale tutti, ognuno per un motivo differente, viene considerato un mostro. Chi segue la massa reputa mostri le anime più sensibili e distaccate dagli stereotipi, maggiormente nel momento in cui l’aspetto fisico e somatico non rientra nei canoni di bellezza. E queste povere e sole anime, di riflesso, attribuiscono il termine mostro a coloro che li ripudiano e infangano la loro dignità.

Il sonetto elabora, nella sua prima parte, una visione generale, il punto di vista comune a tutti, che mette in risalto una sensazione di vuota pienezza. Un turbamento colto unicamente dalle anime più sensibili, le quali riescono a scorgere l’orrore che dilaga nella società.
Gli ultimi due terzetti fanno riferimento a tutte le anime sensibili che hanno avuto il coraggio di mostrarsi tali al mondo, diventando bersaglio dell’arroganza e della prepotenza di coloro che si ritengono forti. Ragazzi e ragazze, uomini e donne che tentano invano di cancellare gli insulti e riconquistare la dignità svanita con la loro sensibilità, della quale ne restano le schegge di un’anima di cristallo lapidata da vili invertebrati.

Di pesanti lacrime non versate,
il martoriato corpo è ricolmo,
ma dall’arido cuore prosciugate
come grafiosi col solitario olmo.

L’amara stanchezza tutto pervade,
china la testa con il cuore stanco,
scrutando l’orrore che sulle strade
ricopre dell’umanità il bianco.

Vuoti, vagano loro di reali orme,
pregne della falsa indifferenza,
menzogna di un animo difforme.

Polvere di schegge, della sentenza
della vile società vermiforme
marchia inesorabile l’esistenza.

Andrea Epicoco

 

“Forse, il mistero più grande è il tempo…”

Adelphi, 2017, €14,00

-“La natura del tempo resta il mistero forse più grande. Strani fili lo legano agli altri misteri aperti: la natura della mente, l’origine dell’universo, il destino dei buchi neri, il funzionamento della vita. Qualcosa di essenziale continua a riportare alla natura del tempo”.

Da Newton alla fisica quantistica, i fisici si sono sempre arrovellati su una delle tante “costanti fondamentali” della nostra esistenza: il tempo. Eppure, questo potrebbe non essere ciò che abbiamo sempre immaginato, un’ordinata sequenza di eventi su una lunga linea. Questa è la premessa alla base di questo saggio, uno scritto che accompagna il lettore alla scoperta del tempo, dai filosofi greci sino ai giorni nostri. La premura con cui Rovelli parla al lettore è evidente, riuscendo ad abbattere la classica barriera tra lettore e scrittore; riuscendo anche a guidare il lettore nell’affrontare il timore che la fisica sembra creare, aggirandolo usando filosofia, storia e letteratura.

Il volume, lungo poco più di 170 pagine, è ricco di esposizioni, diagrammi, immagini e grafici che aiutano la comprensione di concetti che potrebbero risultare complessi. Il linguaggio utilizzato è privo di tecnicismi (tranne quelli necessariamente fondamentali) e mirato ad un pubblico di “profani”.

In conclusione, L’ordine del tempo è un libro adatto a chiunque, riuscendo a coinvolgere chiunque in un’esposizione semplice ed essenziale, riuscendo a stravolgere la concezione comune di tempo.

Gaetano Rilievo

 

“…Che cosa è meglio, una felicità a buon mercato o delle sofferenze sublimi?”

2014, Einaudi, €9.00

-Una fredda città, un uomo meschino e la sua coscienza, alla scoperta dei mali della vita.

L’Uomo del sottosuolo è un individuo malato e cattivo, che consapevolmente rimane emarginato dalla società perché si rifiuta di piegarsi ai suoi limiti, piuttosto umiliandosi e ferendosi ancor di più per “preservare la sua libertà”, anche a costo di una tremenda tristezza interiore.

Questo è dunque il protagonista delle “Memorie del sottosuolo”, un individuo che cova un profondo astio verso il mondo, gli eventi, e se stesso. Egli, contro ogni aspettativa, non evita situazioni spiacevoli e umilianti, anzi le cerca con masochismo. Quando invece ha l’opportunità d’essere lui a ferire qualcuno, non esita a farlo, cercando nella vendetta una compensazione al profondo dolore che prova nella vita di tutti i giorni.

L’opera, di Fëdor Dostoevskij, è divisa in due macro-capitoli: Le Memorie, scritte dal protagonista in forma autobiografica, raccontano la mente meschina e contraddittoria del nostro Uomo, criticando gli ideali del positivismo. “A proposito della neve bagnata” invece, è uno stralcio della vita di questo nostro personaggio, direttamente collegato ad una sua “colpa” passata.

L’esposizione, febbrile e cangiante, potrebbe risultare pesante ad un lettore alle prime armi. Soprattutto nella prima parte del libro infatti, scritta come se fosse un flusso di coscienza, l’autore usa frequentemente subordinate e termini ormai desueti. Consiglio però a voi lettori di non farvi ingannare dalla complessità dei periodi, e perseverare nella lettura; ne rimarrete soddisfatti.

È ad ogni modo un’opera consigliata per chi desidera una lettura breve ma intensa, per chi desidera espandere il proprio parco letture a uno dei più grandi scrittori del XIX secolo, e per chi vuole confrontarsi con un’introspezione cinica e terribilmente realista, senza riguardi verso le verità più amare.

Gaetano Rilievo

 

L’amore in tutte le sue forme

Lorenzo Lafronza (@ll_words)

Le relazioni sono sempre un’avventura, alcuni di noi ne sanno qualcosa. Che siano stabili e durature, o dolorose e conflittuali, sono sempre eventi da cui trarre un insegnamento di vita; e perché no magari anche ispirazione per scrivere qualcosa.

 

Ma è possibile amare qualcuno senza prima avere la consapevolezza del nostro essere? Nel seguente scritto viene fornita la risposta, e dal titolo è già possibile comprendere quale essa sia.

Amati

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

Con amare se stessi si intende essere fieri di quel che si è realmente e non di quell’aspetto che la società pretende di vedere in noi. Ogni giorno dobbiamo ricordarci chi vorremmo essere, trovando la forza di mostrare il nostro vero io. Se non siamo dove vorremmo essere o con le persone alla quale dedicare il nostro tempo dobbiamo avere il coraggio di gridare a squarciagola che non è quello il nostro posto, che noi vorremmo essere altrove, per poi raggiungere il nostro altrove.

Ma quel che ci blocca è la paura di non trovare nessuno laddove vorremmo dirigerci, la paura di rimanere soli. Pensandoci, però, rimanendo dove la gente vorrebbe che noi fossimo, sarebbe come rimare perennemente soli, poiché le persone ammirano di te ciò che non sei realmente.

Amarsi vuol dire anche avere rispetto per se stessi; rimanere in un luogo non adatto a noi, con il costante pensiero di un’isola sulla quale edificare il nostro mondo, porta inevitabilmente ad una totale infelicità interiore. Ed è questo il rispetto che ci riserviamo?

Se veramente vorremmo amare noi stessi dovremmo concederci una vita senza rimorsi. E il trucco per vivere è buttarsi, soprattutto laddove pensiamo di fallire. Perché una vita senza rischio, non è vita. Perché una vita colma di rimpianti, è l’inferno.

Trovare se stessi, per quanto difficile, è solamente il primo gradino verso quello che è il raggiungimento dell’amore, qualcosa di non definibile tramite assolutismi. Un agglomerato di sensazioni che si addossano, si mescolano, si spintonano, senza mai dare tregua alla tua povera anima.

Ma queste emozioni creano assuefazione, diventano una droga dalla quale è difficile sfuggire.
Quando perdi la persona che riusciva a scatenare in te tali forze, ne soffi profondamente, e cerchi comunque un modo per aggrapparti ad esse per non farle sfuggire. Un lungo ciclo racchiuso nei pochi versi della seguente poesia.

 

Ascolta i battiti del tuo cuore

Ascolta i battiti del tuo cuore.
Osserva il luccichio dei tuoi occhi
riflessi nell’infinito specchiarsi.
Senti i brividi che scorrono sulle braccia, dietro la schiena,
elettrificandoti.
Cerca qualche altro pensiero nella tua testa, se ci riesci.
La senti rimbombare?
Fai caso ai sorrisi insensati, alla felicità che ribolle dentro,
così tanta che la vorresti donare.
Non serve altro. L’amore ti ha incatenato.
Ha incatenato il tuo cuore, non potrai far niente per sfuggirgli.
Ti chiedi perché mai vorresti scappare.
Fidati, arriverà il giorno in cui lo vorrai.
E poi arriverà il giorno in cui ne vorrai ancora.
Non basteranno quelle catene, vorrai sentirti ancor più stretto,
ancor più legato, come se stessi godendo dal piacere.
Ma tornerai a soffrire, perché le catene non le tirerà nessuno.
Nessuno da poter guardare,
nessuno di cui poter sentire il profumo emanato dalla pelle.
Sarai solo, bloccato nel ricordo dell’amore.
E quelle catene che tanto desideravi strette, faranno male.
Ti logoreranno il cuore.
Ma tu sei solo un pazzo che, nonostante tutto,
ne desideri ancora.
E ancora.

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

La consapevolezza delle emozioni provate porta inevitabilmente ad una crescita interiore. Riusciamo a scorgere aspetti nascosti di noi stessi, di cui non avevamo piena coscienza. Sono i germogli d’una rosa. L’amore che inizia a sorgere. Il desiderio di condividere la propria intimità con colui o colei riteniamo possa essere in grado di renderci profondamente felici.

Il seguente scritto racconta questo momento particolare, mettendo in evidenza il sogno di protrarre all’infinito la musica vibrata dalle corde del cuore.

Lorenzo Lafronza (@ll_words)

 

Certe volte, nonostante le nostre più sincere intenzioni, risulta impossibile far sbocciare il nostro amore, perché non corrisposto o perché la distanza sopprime il maturare di qualunque cosa si nasconda all’interno del bocciolo. Nella poesia “Legati ma distanti” s’avverte una profonda sensazione di strazio determinata proprio dalla distanza che separa due anime affini.

Il protagonista maledice se stesso e la persona a lui cara perché sa che un rapporto, la cui costante è l’impossibilità di vedersi, comporta inevitabilmente ad un tormento interiore di gran lunga peggiore rispetto alla rassegnazione di rimanere con l’amaro in bocca.

Riflettendo si comprende che il retrogusto sgradevole col tempo svanisce ed è sempre possibile trovare un qualcosa di ancor più dolce rispetto al precedente, anche se la lingua rimane, in minima parte, desiderosa di assaggiare nuovamente quel delizioso dessert che l’ha fatta impazzire.

Legati ma distanti

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

Esistono anime testarde che non si rassegnano, convinte del fatto che quella persona sia la sua stella polare in cielo dove tutti gareggiano a splendere il più possibile, consumandosi come un cero in una stanza illuminata dai raggi solari, fino a spegnersi.

Esistono persone che, al contrario, si disorientano facilmente e non riescono a scorgere, senza l’aiuto di un amico, le particolarità che rendono speciale la persona che si ha affianco. A volte l’anima vacilla e non sa più dove ricercare il sentiero, per questo va ricondotta laddove la vita le sorride.

Nelle parole che seguono è racchiusa l’esperienza di chi ha il rimpianto di non esser riuscito a svoltare in tempo, evitando di cadere nella triste voragine costeggiante la gioia. L’esperienza di chi è riuscito a inerpicarsi sull’aguzza parete rocciosa, e ritrovare il sentiero per la baita in cima al monte. L’esperienza di chi ha voluto accamparsi laddove pensava di aver trovato il suo posto ma non poteva, perché quello non era il suo.

Soldati d’amore

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

Molte volte capita di essere totalmente convinti di amare qualcuno nonostante il nostro odio nei confronti di alcuni aspetti del suo comportamento. Un atteggiamento che spesso ci ferisce e ci costringe a star male, o che ci impedisce di fare tutto quello che vorremmo, naturalmente sempre nel rispetto dell’altro.

Tutto questo risulta essere insensato e cerchiamo di trovare una soluzione, che forse potrebbe essere errata. Come, forse, lo è la seguente risoluzione, sorta per ingannare la mente, per allontanarla dal pensiero di allontanarci dalla persona che riteniamo di amare.

Pensieri illogici

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

L’amore, però, non è sempre tormento, in altri casi è il motivo principale che induce il cuore a sciogliersi, ad abbattere ogni barriera, perché una volta infuocato nessun fendente potrà mai trafiggerlo.

Quando arde, grazie a quel fuoco che al momento consideriamo inestinguibile, vorremo donarci completamente alla persona amata, vorremmo consegnarci interamente a lei.

Il dono più grande

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

In “DEMONI” invece esploriamo l’altra faccia della medaglia, la fine di una relazione. Questo brano, così come il primo, è focalizzato, più che sul concetto di fine di una relazione, sulle sensazioni e i sentimenti che si provano quando questo succede. L’io narrante non da colpe, ma constata che qualcosa si è irrimediabilmente rotto, e dunque è meglio farla finita. Nella rottura però qualcosa dentro il protagonista è cambiato, portandolo a evitare di instaurare nuove relazioni…

Lorenzo Lafronza (@ll_words)

 

E quando le emozioni abbandonano i ricordi non rimane più niente.

Vuota assenza

Andrea Epicoco (@inchiostrodellanima)

 

Articolo scritto da Andrea Epicoco con la partecipazione di Gaetano Rilievo
Poesie di Andrea Epicoco e Lorenzo Lafronza

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Rubrica Sportiva

(Sezione dedicata: all’aggiornamento su eventi sportivi riguardanti gli atleti dell’istituto G. Marconi e M. Hack; agli sport elettronici, ovvero tornei e competizioni di videogiochi interni ed esterni all’istituto)

 

Cos’è l’E-Sport?

Gli E-Sport, o sport elettronici, sono quei videogames i cui tornei sono organizzati a livello competitivo e professionistico. I giochi che fanno parte della categoria sono prevalentemente multi-giocatore, sebbene sia possibile anche “competere” con giochi a giocatore singolo, cercando di ottenere il maggior punteggio a livello mondiale. I generi più comuni sono strategici in tempo reale, picchiaduro, sparatutto, e giochi di guida. Ne vengono organizzati campionati e tornei, dall’amatoriale al professionistico, con premi che possono essere “oggetti” in gioco o, nella maggior parte dei casi, in denaro. I tornei live sono organizzati come qualunque altro evento sportivo, con arbitri e commentatori specializzati.

L’evoluzione dell’E-Sport
Ebbene sì, anche i giochi vecchio stampo fanno parte dell’E-Sport, anche il più innocuo tetris ha un campionato mondiale. Da dieci anni Il Classic Tetris World Championship utilizza originali consolle NES collegate a televisori a tubo catodico. I giocatori possono portare da casa il proprio controller, che però deve essere quello classico del Tetris, senza alcuna sorta di modifica. 

Joseph Saelee (destra) posa con Jonas Neubauer (sinistra) alla premiazione del Tetris World Championship 2018

Le ultime partite, più emozionanti, vengono trasmesse in streaming, con commentatori che non hanno nulla da invidiare, per entusiasmo e osservazioni tecniche, ai telecronisti di un mondiale di calcio.

Fino all’edizione 2018 del Classic Tetris World Championship Jonas Neubauer (campione per 7 anni di fila), battuto solamente nel 2014, da Harry Hong (primo giocatore a raggiungere il più alto punteggio possibile: 999.999 punti), è stato rimpiazzato da un nuovo campione, Joseph Saelee. L’aspetto sorprendente è che questo ragazzo sedicenne ha quasi la metà degli anni del NES Tetris, per l’esattezza tredici anni in meno.

Arriviamo poi a League Of Legends, che è da sempre tra i primissimi E-Sport giocati al mondo, arrivando quest’anno alla ragguardevole cifra di $6.850.759,51 in vincite su tutti i principali tornei mondiali (116 per la precisione, con 1396 giocatori in ballo). Il titolo, pubblicato nel 2009, ha visto una crescita esponenziale del suo successo, con quasi 70 milioni di giocatori attivi e ben 7.5 milioni contemporaneamente attivi di picco. In occidente, lo sviluppatore Riot Games organizza regolarmente la League Championship Series (LCS) a Berlino e Los Angeles, mentre in oriente trovano spazio decine di competizioni professionistiche regionali in Cina, Corea del Sud e Taiwan. Tutti questi tornei confluiscono infine nelle finali mondiali. Pensate che nell’edizione 2017 si sono connessi più di 60 milioni di spettatori solo per questa fase finale del torneo.

Andrea Ferri

 

Torneo di Cs:Go

Per tutti gli amanti della saga di Counter Strike il nostro Samuel Pesole della 5TB sta organizzando un torneo perfetto per voi! Questo torneo è completamente for fun, in modo da conoscere meglio la parte “Gaming” del Marconi-Hack e, chissà, iniziare a fare anche qualche torneo più serio.

Ma torniamo a noi, questo torneo si svolgerà sia nei nostri laboratori nelle ore pomeridiane, sia da casa su server creati appositamente per voi! Basta solamente iscriversi e seguire le notizie e gli aggiornamenti sul torneo. Ora stiamo iniziando con counter strike ma pian piano ne faremo tanti altri Come League Of Legends, Hearthstone, ecc. Quindi che dirvi iscrivetevi e preparatevi a divertirvi!

Informazioni specifiche del torneo:

  • Modalità di gioco 5vs5, 2vs2, 1vs1;
  • Configurazioni ESL;
  • Nelle partite in LAN potete portarvi le vostre periferiche;
  • Regolamento interno.

Cliccare qui per registrarsi.

Samuel Pesole (@_samuyoung_ su Instagram)

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Satira

(Sezione in cui si potrà assaporare, a suon di risate, tutti questi minuziosi dettagli su cui noi studenti scherziamo giornalmente. Inoffensiva e pura satira)

 

Il quiz del giorno

Francesco Bernardi e Davide Grazioso

 

Pubblicità occulta

Andrea Epicoco

 

Ogni tanto una gioia…

Ringraziateci dopo.

Andrea Epicoco e Francesco Bernardi

 

Le prime insufficienze

Davide Grazioso